di Giuseppe Battiston e Piero Sidoti
con Piero Sidoti
Francesco Bertolini chitarra
Claudio Giusto percussioni
Antonio Marangolo sassofono
Claudio Parrino suono e direzione tecnica
Elia Dal Maso regista assistente
regia di Giuseppe Battiston
canzoni di Piero Sidoti
Breve illustrazione dello Spettacolo
Pietro Concioni è un giovane di trentasei anni con alle spalle un percorso di studi che non ha in sé nulla di straordinario: laurea, specializzazione, vari master e così via. Come tutti i giovani nutre delle aspirazioni. Come tanti giovani è costretto a sacrificarle immolandosi in qualsiasi tipo di attività, di lavoro saltuario. Ecco che, magicamente, il mondo del lavoro fa di lui un super-esperto in tutto. Meglio: un iper-esperto in nulla. E la storia è quella di tanti coetanei: gente che sta bene, sta male, si barcamena. Già! Barcamenarsi: muoversi con prudenza e furbizia in situazioni difficili, evitando i pericoli e approfittando delle circostanze favorevoli, destreggiarsi, cavarsela. Composto di barca e “menare”, portare, cioè condurre la barca evitando gli ostacoli (Devoto-Oli, “Dizionario della Lingua Italiana”). Se c’è una barca ci dev’essere un mare. E a giudicare dalla situazione, un mare molto mosso... un universo variamente popolato: genitori, nonni, sedicenti datori di lavoro, impiegati zelanti, dirigenti scrupolosi. Particelle… E un professore di matematica esperto in sistemi di galleggiamento. Poi c’è Pietro. Il dottor Concioni. E il suo progetto…
Due sole righe per raccontare che questo progetto nasce, si sviluppa e si riconosce in un atto di urgenza: nella scrittura, nella regia, nel gesto. E nelle parole delle canzoni di Piero…
“La mia generazione non si fida di un’emozione senza finzione, ha pochi battiti del cuore, non per l’intelligenza ma per l’indifferenza. Ed è eterna adolescenza, vive come un fantasma… Mi fisso nella mente della gente, ma nella mia mente non si è mai fissato niente. Dire e fare, fare e dire, senza dire e fare niente veramente. Sapere poche cose per sparare su chi arriva con pallottole di rapida cultura… La notte piano piano prendo forma. Voglio dieci vite, andare così lento da fissare il tempo. Mamma, ho paura del lupo nero, che è dentro al buio e nel libretto di lavoro. Mamma, un momento! Lo sai che un giorno sarò il tuo orgoglio… Che cosa pensano i giovani? Mi alzo che oramai è ora di pranzo. Che cosa pensano i giovani?... Ma intanto mi ritrovo che sono diventato grande. Uno sbaglio splendente. E fra il dire e il fare c´è questo bailamme e questo ingranaggio infernale… Bisognerebbe avere un po’ di regole, però i tentennamenti sono tanti. Libero! Sarò libero!...”
spettacolo realizzato con il contributo di:
Associazione Culturale “Sipario!” e Fondazione “Luigi Bon”
Odissea di un suonatore di campanelli
Piero Sidoti, voce narrante, voce e chitarra
Antonio Marangolo, Sassofono e percussioni
Francesco Bertolini, chitarra classica e voce
Roberto Dani, batteria e percussioni
Regia di Andrea Collavino
Testo teatrale di Andrea Collavino e Piero Sidoti
Canzoni di Piero Sidoti
Breve illustrazione dello Spettacolo
È una narrazione giocata sulla musica, una fiaba fantascientifica
che parla del viaggio del sig. Berberin Logos.
Un viaggio pieno d’immagini, di paesaggi, d’animali, di luoghi
e di città che sono raccontati grazie alla narrazione ed alle canzoni
di Piero Sidoti, al sassofono di Antonio Marangolo,
alla chitarra di Francesco Bertolini e alle percussioni
di Roberto Dani.
La storia è ambientata in Cirillia un pianeta illuminato da sette
soli e settecento lune ed ossigenato da un unico albero alto venticinquemila
metri (lo Surlucanof).
Berberin Logos è un serio professionista che svolge una mansione
governativa di estrema importanza (suonatore di campanelli), giunto all’età
prensionabile ed abbandonato dalla moglie per il famosissimo pittore Sgurfof
(amico fraterno di Berberin Logos).
E’ un viaggio che nasce quasi per caso, dalla ricerca spasmodica di
una Tardisti (sigaretta) che porterà il protagonista ad uscire dalla
sua città (Bupimirate) ed incontrare degli strani compagni di viaggio
con i quali compierà l’impresa più proibita, eroica
ed eversiva che si può fare in Cirillia.
Berberin Logos andrà in mezzo al Prano (l’oceanico fiume a
doppio senso di circolazione), per gettarsi dentro i Grandi vortici (ubicati
nel mezzo del Prano) in cerca della leggendaria Donna blu.
La Donna Blu è la divinità femminile, più generosa
e comprensiva di Pirazofos (il Dio maschio), in grado di rispondere a qualsiasi
domanda ma la cui esistenza è negata dalle persone per bene.
Il protagonista, assieme a questo gruppo di balordi, si troverà ,come
in una moderna Odissea, a compiere epiche imprese e ad affrontare ostacoli
da tutti ritenuti insormontabili.
Sfideranno i Grandi Vigili (i funzionari governativi alti tre case ed appostati
in mezzo al Prano), terranno a distanza il Carniofof (l’orrida e ributtante
capra acquatica che, a causa delle sue carenze affettive, sbrana chi si
rifiuta di baciarla) e si misureranno con La Cortina degli alluci cantanti
(a ridosso della quale nasce in te il desiderio di divorare il tuo alluce
che sta intonando meravigliose melodie).
Il tutto è raccontato e cantato, cantato e raccontato mentre lo spettatore
entra in questo viaggio immaginario
A chi è adatto questo spettacolo?
Crediamo che sia un lavoro dedicato al bambino che c’è dentro
ogni adulto e all’adulto che c’è in ogni bambino poiché
in esso non vi sono didascalie.
Pensiamo che contemplare la struttura della propria immaginazione e nello
stesso tempo fabbricarla, significa costruirsi uno strumento indispensabile
per la conoscenza ed il dominio del reale.
Un viaggio all’interno di noi stessi che si scontra con le resistenze,
con i pregiudizi, con i paradossi, con le contraddizzioni e le aberrazioni
del nostro carattere.
Il viaggio di chi si pone delle domande, di chi cerca , sbaglia, prova a
cambiare ed alla fine anziché risposte avrà ulteriori domande
ma, anche, la sensazione di essere vivo.
un viaggio che viene fatto attraverso la narrazione e le canzoni con intenzione
leggera, ironica e poetica.
Quello che ci interessa è l’ incontro scontro fra differenti
realtà, il territorio dove si sperimenta il “diverso”,
dove ci si mette in discussine e dal quale può partire il cambiamento;
altrimenti anche la Cirillia, per quanto icredibile, insolita, e piena di
effetti speciali, resterà “il solito Tran Tran”.
Piero Sidoti©2011 - sidotipiero@libero.it